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Racconti surreali dalla Milano bene.

Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta

Era un poco infastidito da una zanzara mentre spalmava l’Allume di Rocca sulla sua pelle appena rasata e piena zeppa di tagli all’altezza del mento. Non si vedevano, le ferite, ma bruciavano terribilmente.

Pensava, pensava che odiava fare quel mestiere tutte le settimane, odiava l’Allume che bruciava le ferite, il rasoio che non era mai in perfetto stato e graffiava la pelle senza sorvolare sulle sue imperfezioni. Odiava la sigaretta che si inzuppava di acqua e schiuma da barba, ed il freddo che dalla finestra si insinuava sino al suo corpo nudo, provocandogli una sensazione di malessere.

L’acqua della vasca da bagno lo riportava all’infanzia, caldissima e in continua caduta, lo rendeva bambino. Come una metafora, la vasca d’acqua calda era l’utero materno e il gelo della finestra aperta il mondo dei grandi. Non aveva voglia di crescere, non era un motivo sufficiente per continuare a sperare.

Immergeva il capo all’indietro e tratteneva il respiro qualche minuto, fino ad esplodere. Questa condizione catatonica era ideale per uno come lui, che non ne voleva uscire, non desiderava altro che tornare nel grembo materno. Al termine del lavaggio si tuffava sul letto coperto solo da un accappatoio, e dormiva. Gli ricordava, forse, quando sua madre faceva la stessa cosa i primi anni della sua infanzia. Quelli perduti.

Per questo radersi, ancora una volta, lo riportava alla condizione di inadatto, disagiato che è messo in condizione di compiere atti e operazioni che non gli appartengono.

Radersi significa crescere. Crescere significa, almeno un pò, abbandonare la propria essenza a favore di una illusoria, materiale, perversa.

Radersi è la manifestazione quotidiana che il nostro essere bambini ha lasciato spazio al nostro essere adulti.

Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.

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