Voci celestiali
L’Ipod spara nelle cuffie “First date” dei Blink 182 mentre la metropolitana viaggia veloce direzione Duomo. È ora di cena e al mio fianco è seduto un pakistano che puzza di aglio che sostiene malvolentieri un buon numero di latte di birra all’interno di un sacchetto giallo della spesa. Le fermate scorrono veloci, da Rovereto sono solo sette e mi rammarico pensando che tra poco dovrò scendere e spegnere la musica.
È stata una giornata pessima, oggi.
Caldo soffocante in una Milano che ci massacra di lavoro così, senza alcuna pietà. Non vedo Elmo da qualche settimana. Prima ci vedevamo più spesso, ma ora ha avuto dei casini con la sua ex e suo padre ha avuto un malore, così è dovuto scendere giù al suo paese per qualche giorno. Lo vedo di fronte a Mondadori, mentre lo saluto sento il cellulare che vibra e che mi ricorda del mio ritardo. Il messaggio è suo, l’aveva appena spedito prima di intravedere la mia capigliatura bionda e la mia corporatura minuta farsi largo in mezzo alla moltitudine di maledetti piccioni che popolano la piazza.
I piccioni sono animali inutili e andrebbero eliminati. Portano le malattie. Poi nascono e muoiono così, senza crescere. Nel senso… Avete mai visto un piccione appena nato? Io no. I piccioni sono antipatici. Da ragazzo quando facevo le vasche in Duomo con gli amici fantasticavo sul fatto di avere un lanciafiamme in stile Doom 3D e fare una strage di innocenti piccioni. I piccioni ti guardano e ti mettono a disagio. Sono creature malvagie e d’estate impazziscono e si suicidano sotto le macchine. Attraversano senza volare, così per dire, a piedi, e la gente li stira. Una volta con Leo abbiamo tirato sotto un piccione che si voleva suicidare con la Classe A. Un po’ mi è dispiaciuto ma adesso so che è stata una scelta sua. I piccioni muoiono di caldo.
Saluto Elmo con amicizia sincera e, come da programma, giriamo il passo direzione Via Torino: facciamo sempre questa strada, è oramai quasi un’abitudine passare di fronte alla Fnac, al Billa, al Mc Donald’s eccetra direzione Colonne di San Lorenzo. In un certo senso, quando cammino in questa strada, sento Milano un po’ più mia. Milano è la mia città ed è giusto che io la ami, ma certe volte mi sta proprio qui. Troppo smog, troppa puzza sui mezzi, troppo ignoranza, troppi extracomunitari tutti insieme. Prezzi troppo alti affitti troppo alti. Però a volte la amo. La amo quando intravedo quel vicolo stretto e buio, da racconto dell’orrore, sulla parte sinistra a metà di Via Torino, che mi ricorda tanto una Parigi d’altri tempi. O quando la mattina prima di prendere il tram per andare al lavoro fisso qualche secondo, di sfuggita, il Duomo. Si, in quei momenti amo moltissimo la mia città.
***
Con Elmo chiacchiero del più e del meno. Spesso mi racconta storie ad effetto che di effetto hanno ben poco, ma c’è da capirlo: è un bel cinque sei anni più giovane di me, forse vuole un po’ di attenzioni che ne so. Comunque ci areniamo su un discorso senza uscita sull’amore mentre siamo da Mc Donald’s. Lui sostiene che vuole essere un padre giovane, ed io no. Sostengo la mia contrarietà al matrimonio, visto come una promessa ipocrita di fedeltà ed amore eterno di fronte a Dio, qualunque sia il tuo Dio, ma lui non vuole saperne di cambiare idea così lasciamo perdere. Dal cesso esce Petra, la trovo dimagrita. È stata a letto un mese perché ha avuto la mononucleosi. La cosa fa abbastanza ridere Elmo, quando gliela racconto a bassa voce una volta che la ragazza si è allontanata in compagnia della sua amica.
Ora siamo dal birraio che vende le birre in bottiglia, quello delle Colonne.
C’è un bel po’ di gente in giro, e sono solo le otto e quarantacinque. Il caldo inizia a darci tregua mentre brindiamo con una Bud con limone io e una Tennent’s lui. A me le doppio malto fanno schifo, sanno di vomito. Preferisco le birre leggere, bionde, il massimo che mi concedo è una Ceres che mi ricorda tanto le prime sbronze al lago coi tedeschi. Probabilmente mi piace la Ceres perché quando la stappi l’alluminio colorato di bianco resta tutto sbrindellato e accarezza le tue labbra quando inizi a berla a canna.
Ha un gran bel packaging.
Siamo tutti vittime del marketing.
Poi dal birraio delle Colonne puoi prendere quante fettine di limone vuoi perché c’è un barattolo sul bancone pieno di fettine, ed è self-service. A me che piace un casino il limone nella birra va alla grande. Una volta ne ho messi quattro nel bicchiere di birra. Si, perché dopo le ventuno sono costretti a metterti la birra nel bicchiere di plastica altrimenti le Colonne diventano una fogna a cielo aperto piena di cocci. I cocci sono molto pericolosi se vai in Colonne in infradito. Bene, qualche anno fa era proprio un casino questo dei cocci, perciò ora dobbiamo sorbirci la birra nel bicchiere di plastica. Hai mai provato a bere una Corona in un bicchiere di plastica? Perde tutto il suo fascino.
Siamo tutti vittime del marketing, anche nei momenti più intimi, come può essere il bersi una birra in Colonne un giovedì sera di un giugno qualsiasi.
Non facciamo a tempo a fare cinquecento metri che siamo di nuovo in fila per la terza birra della serata. Infatti da Mc Donald’s ho preso il menù Crispy Mc Bacon con la birra perché la cassiera mi ha detto che costava dieci o venti centesimi in più, e io non potevo farmi sfuggire questa occasione mega. In compenso ho preso sette salse. Due ketchup, due mayo, una al curry e una barbecue. La cosa divertente è che non hanno dei sapori ben definiti, queste salse. C’è scritto maionese ma sa di tartara e così via. Non le ho finite e ho regalato un ketchup a Elmo, che se l’è messo in tasca prima di uscire dal fast food.
La testa inizia il suo momento di allegria, mentre noto un buon numero di camionette della pula stazionate proprio in bocca alle Colonne che, ricordo, sono recintate ma la gente si siede lo stesso e di solito nessuno rompe le palle. Una volta al Lorenz hanno chiesto i documenti e dicevano che era un drogato. Quella volta il Lorenz era pulito ed io ci credo anche se non c’ero.
Decidiamo di andare a prendere del fumo di fronte ad un bar della zona dove a tutte le ore c’è uno che smazza. È sempre appoggiato alla stessa macchina, a qualsiasi ora. Mi chiedo se la macchina sia suo o di un residente. Io dico a Elmo che lo aspetterò lì perché di casini non ne voglio avere. Mentre il mio amico si allontana con questo egiziano in una vietta, io chiamo la mia donna che mi chiede di raggiungerla all’Old Fox, che ok non è lontano ma non ne ho per niente voglia. Sono le nove e quaranta, le zanzare mi stanno massacrando le braccia mentre aspetto Elmo con un po’ di tensione addosso perché non si sa mai. Le luci al neon dei locali della via attraggono un buon numero di insetti che sento friggere nelle poche zanzariere viola. Vedo il pusher tornare senza elmo e penso al peggio. Col cazzo che lo chiamo. Dopo una decina di minuti vedo il mio caro amico baldanzoso che si avvicina a me.
“Dove cazzo eri?”
“Mi sono fermato a fare un pisciatone.”
“Ah, ok.”
Tiriamo su baracche e burattini e andiamo a preparare una bella cannetta al parco lì di fianco.
***
Pare che l’acquisto abbia reso. Sento la testa vuota che sballonzola di qua e di là mentre io ed Elmo ci sediamo sul CEMENTO CALDO ad assistere ad uno spettacolo di teatro di strada proprio di fronte alla chiesa.
Non sono mai entrato in questa chiesa.
Questa rappresentazione vede protagonista una tipa vestita da vedova, di un’età indefinibile e truccata come una baldracca, parlare metà spagnolo e metà italiano. Fa finta di leggere i tarocchi e fa sedere in una maniera astrusa un volontario del pubblico. La sua recitazione mi turba, coinvolge troppo la gente che in realtà vuole assistere, non partecipare. Come quando ero piccolo e i miei mi portavano al circo. Io odiavo il circo, i clown (una volta al lago di Como ne ho visto uno in pausa che fumava) e compagnia bella. Quando chiamavano i bambini volontari per degli sketch io morivo di terrore. Mi sentivo mancare, non volevo mettermi in ridicolo di fronte a tutti. Maledetti saltimbanchi.
Mi concentro però sull’orchestrina che accompagna lo show, evidentemente l’unica parte interessante del tutto, visto che con il passare dei minuti la messinscena non migliora ma si fa ben più irritante. Mentre osservo con attenzione il percussionista ed il sassofonista, con la coda dell’occhio vedo Elmo che sta tirando su un secondo torcione. Lo finisce e se lo accende. Io faccio finta di niente, fino a quando mi offre qualche boccata a metà della canna.
Questa non ci voleva. Sono messo come un caimano ed inizio a sentire le voci. A volte mi capita quando sono sballato di sentire le voci, oppure dei rumori, oppure la terra che trema. Si vede che il fumo mi rende ipersensibile, tipo superpotere, ma è un superpotere di cui farei volentieri a meno visto che mi prendo malissimo e ogni due minuti mi tasto il polso per accertarmi del mio stato di vivo piuttosto che di passato a miglior vita.
Questa volta però sento delle voci celestiali.
In lontananza sento musica sacra, come cantata da un coro di voci bianche, una musica angelica, trascinante, divina. Tutto ciò mi rende sereno. Chiudo gli occhi per un istante, cercando di concentrarmi sulla melodia. È bellissima.
Lo spettacolo fa schifo e propongo di alzarmi in fretta e furia senza però farci beccare dall’attrice protagonista, che se se ne accorge ci sputtana davanti a tutti e io mi sentirei una vera merda. Scambio due parole con Elmo, ma non so di cosa stiamo parlando. Mi ritrovo con un gelato enorme mezzo sciolto tra le mani.
Non sento più la musica.
Quattro gusti con panna montata, mi sarà costato una fortuna. La vasca ci riporta alle Colonne e, avvicinandoci alla chiesa, sento come un’attrazione magica e decido di entrare. Elmo non può capire il mio stupore quando capisco che la musica celestiale proveniva proprio da lì, dalla chiesa, dove si sta tenendo un concerto di voci bianche. Sono in tantissimi, per la maggior parte bambini, penso siano una quarantina. Provo a contarli ma perdo il conto. Sono bravissimi, spengo il cellulare e resto lì estasiato, inebriato dal profumo dell’incenso che è tanto forte da pizzicarmi il naso. C’è poco pubblico e mi chiedo perché cotanta bellezza non debba essere condivisa con il mondo intero. Sull’assolo di organo perdo i sensi, e mi risveglio nel mio letto con il sapore di cioccolato e patatine in bocca, ancora frastornato e allo stesso tempo rinvigorito dalla visione divina della sera prima.
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