Merendine
Insomma questa ve la devo proprio raccontare. Me l’ha tirata fuori Gigio l’altro giorno. La cosa davvero ASSURDA è che questa è una storia VERA. Proprio così, pare che questo tizio abbia combinato questo MEGA CASINO per davvero. Insomma, le leggende metropolitane hanno anche il loro fascino, ma sapere che questo è un FATTO DI CRONACA e non una bazza come quella del salsicciotto che si rompe nella patatina di una quindicenne o quella della tipa che sta facendo un soffocone al tipo e all’improvviso ha una crisi epilettica e gli inizia ad sgagnare il membro coi denti è tutta un’altra storia.
(Note dalla redazione: il tipo pare essersela cavata prendendo a padellate sul cranio la ragazza, che ha riportato un trauma cranico esteso).
Dicevamo, questa storia è accaduta per davvero, a Milano esattamente due anni fa, in un Dicembre rigido come pochi.
Questa è la storia di Francesco Morandini detto Ciccio. Ciccio era un soprannome che non gli si addiceva per nulla, perché era magro come una Capri superlight. Un tipo sottile, ventitré anni, più che magro anoressico. Di gran misura più lungo di tutti quelli che frequentavano la piazzetta in quel periodo. Portava capelli lunghi, neri, con la coda e a volte e ai concerti sciolti ber fare head-banging. Poteva considerarsi qualcosa come un metallaro. Un metallaro molto magro. E molto alto. Lo chiamavano Ciccio perché si chiamava Francesco. È un nick che si porta dietro da quando era bambino, tutto qui. Come quelli che, non so, si chiamano Francesco, Checco. A questo punto forse è meglio Ciccio, Checco è da culattone. No?
Ciccio è diventato una merendina. Un tegolino, per la precisione. Quelli della Mulino Bianco di pan di spagna con le striature di cioccolato. Ora voi vi immaginerete un tegolino gigante inanimato. In realtà quel giorno si è trasformato in un tegolino pur mantenendo le sue facoltà primarie. Diciamo che è un tegolino con due gambette (un tegolino sull’uno e novanta, mica poco) e due braccine. Gli occhi sono incastonati nel pan di spagna, ha una boccuccia ed un nasino. I capelli sono rimasti sul pavimento quando si è svegliato quella mattina, si, i capelli sono l’unica cosa che ha perso. Ve lo immaginate un tegolino gigante coi capelli? Io proprio no. Infatti. Per il resto, è uguale a prima ma è diventato un tegolino. Immaginatevi di svegliarvi SpongeBob, però anziché una spugna siete un tegolino.
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“Cristo!” grida Ciccio in un momento di sfogo, proprio mentre apre la dispensa e trova solo frollini SECCHI del discount. “Cazzo mia madre non compra mai le merendine. Dice che mi fanno male. Male un corno! Perché tutti i bambini del mondo possono mangiare merendine e IO NO? A scuola, a ricreazione, tutti mangiano Kinder Fetta al Latte, Fiesta e Pinguì. Io no. A me è stato vietato. Io mi vergogno a mangiare PANINI CON LA FRITTATA. Sono vent’anni che mangio PANINI CON LA FRITTATA. A me la FRITTATA fa schifo. Ecco, l’ho detto. Voglio essere un ragazzo come tutti gli altri. Voglio le MERENDINE. Quelle di marca. Non quelle del discount. Voglio le Mulino Bianco. Ci credete che non ho mai mangiato una merendina come si deve? La mamma me l’ha vietato, da sempre. Quando ero alle elementari, andavo in gita e mia mamma mi preparava sempre due panini con la frittata. Mi vergognavo un casino e li buttavo. Poi la frittata nello zaino puzza di marcio, lascia un odore terribile. Mia mamma quando va a fare la spesa spende pochissimo, perché prende solo uova e frollini del discount. Anche del pane, dei francesini che diventano SECCHI dopo due ore. In frigo ci sono da sempre SOLO UOVA e in dispensa solo frollini del discount. È un’ingiustizia. Sono Vent’anni che mi nutro solo di queste due cose. Io non ce la faccio più. Io l’ammazzo, un giorno o l’altro.
Se solo mio padre fosse presente. Macché. Sempre in giro per lavoro, e quando sta a casa si piazza sul divano. A lui è concesso mangiare anche il pesce, oltre che le uova e i frollini secchi. Forse è per questo che si è trovato un lavoro che lo tiene fuori casa dieci mesi all’anno, per non sottostare alle regole ASSURDE dettate da quella psicopatica di mia madre. Io ho provato a parlarle, ma niente. Non vuole sentire scuse. Per lei esistono solo biscotti secchi e uova, da sempre. Dice che devo ritenermi fortunato, perché nel mondo c’è chi non ha nemmeno gli occhi per piangere, e che metterebbe la firma per una frittata. Mia madre è pazza.
Voglio dire, non poteva impazzire e scappare con un ballerino brasiliano, con un pianista cieco scandinavo, con un istruttore di vela delle Baleari, come fanno tutte? No. Lei si è fissata su questo fatto delle merendine, della frittata e dei frollini. Non so da dove sia partita questa sua paranoia, ma non ho memoria di lei che ci concede uno strappo alla regola. È giunto il momento di dire BASTA. Non farò come mio padre, mi prenderò le mie responsabilità, non farò come mia madre, non impazzirò. Sono vent’anni che devo sottostare a queste regole assurde. In tele vedo pubblicità di ogni genere alimentare, ma io mi concentro sempre sulle merendine. Secondo me Eva ha mangiato un Pinguì, altro che mela. La mela non è proibita, e men che meno allettante. Si, Dio deve aver piazzato nel bel mezzo del giardino dell’Eden un albero di Pinguì. Sono da anni succube di questa privazione, ma da oggi le cose cambiano. Mi sono trovato un lavoretto part-time per realizzare il mio piano. È un piano diabolico, sono anni che ci lavoro. Da oggi tutto questo cambierà. Da oggi saremo tutti più liberi”.
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Volete sapere cosa ha combinato questo tipo il 23 settembre di due anni fa? Ciccio in questa data fa perdere le tracce. Non lo trovano da nessuna parte, nessun biglietto, niente. In casa, tutto in ordine, niente soldi o gioielli sottratti alla cassaforte, niente segni di scasso o di violenza. Nulla. La polizia pensa al peggio, quando durante l’interrogatorio i genitori raccontano dei disturbi alimentari del figlio. “Mangiava solo frittate e frollini del discount, ha un animo fragile, non ce la farà senza il nostro aiuto”.
La pratica fu archiviata quasi subito come fuga volontaria.
Ciccio si era nascosto in un Giesse. Aveva organizzato tutto alla perfezione. Tra l’altro, qui si parla del Giesse all’angolo con via Eraclito, a duecento metri dal portone della famiglia Morandini (quella di Ciccio). Che beffa. Di giorno si sarebbe nascosto nel magazzino (il magazzino era diviso in due parti, di cui una in quasi totale disuso) e di notte avrebbe mangiato le merendine del supermercato. Aveva pensato anche a come eludere il sistema di sorveglianza: avrebbe, ogni sera, disattivato le telecamere a circuito chiuso sostituendo la cassetta ufficiale con una cassetta registrata una notte particolarmente tranquilla, registrazione che gli aveva venduto un ex guardia del super per cinquecento euro tondi tondi. Era in una botte di ferro. Finalmente avrebbe assaporato la libertà, l’avventura e, soprattutto, i tegolini.
Le prime notti infatti si nutri delle più disparate merendine, tanto che dopo cinque giorni aveva già provato tutto. Scoprì che la sua vera passione erano i tegolini della Mulino Bianco. Iniziò a mangiarne moltissimi. Le provviste erano tante e gli scaffali ne erano pieni. Da bere prendeva sempre l’orzata Fabbri. Fu dopo circa un paio di settimane che Ciccio iniziò ad esternare i sintomi di queste gloriose, viziose notturne scorpacciate. Era al cesso del Giesse e stava cagando. Beh, lo sapete cosa ha cagato? Ha cagato un tegolino! Dopo due settimane di tegolini aveva cagato un tegolino! Certo, non era proprio un tegolino preciso all’originale, ma guardando gli escrementi galleggiare nella tazza, aveva proprio l’impressione che quello strano parallelepipedo fosse un tegolino. La cosa non lo preoccupò, perché a lui interessavano solo i tegolini. Intervallavo ogni morso con uno sguardo d’ammirazione, gioia e pazzia indirizzato all’oggetto del suo desiderio. Non ne vedeva i difetti, e pensò che il tegolino fosse qualcosa di soprannaturale. Ad ogni morso il corpo si liberava in un brivido caldo e profondo. Provò a tornare alle Fetta al latte, ma non ci riuscì. Nel tegolino aveva trovato il nirvana, nel tegolino aveva trovato la libertà.
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Venne ritrovato un commesso appena assunto dal supermercato la mattina della vigilia di Natale dello stesso anno. Fu per puro caso, fu perché sbagliò entrata. Stava cercando dei frollini perché erano finiti. Ironia della sorte. Di fronte a lui, nell’ombra del magazzino, un tegolino antropomorfo lungo circa due metri giaceva sdraiato sul pavimento, in condizione di demenza. Si capiva che, quel tegolino gigante, una volta era stato un ragazzo, un ragazzo che aveva amato, aveva giocato, aveva sorriso. Il commesso chiamò subito i soccorsi, ma ci fu ben poco da fare. Il medico legale constatò la morte di Francesco Morandini la sera stessa, a causa di una rara deformazione alimentare che l’aveva trasformato in ciò che mangiava da ormai due mesi, ossia un tegolino Mulino Bianco. Da quel giorno, in tutta Italia, i detti popolari “Parla come mangi” e “Siamo quello che mangiamo” vennero aboliti da libri, televisioni e giornali, ed il mulino del Mulino Bianco venne ricoperto per qualche giorno da un telo nero, in segno di lutto.
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