PORNOSBRONZE

Racconti surreali dalla Milano bene.

Breve storia di {nome segreto}

Ha un nome, ma non ve lo posso dire. È un nome segreto, che viene dall’est Europa e che ho sentito per la prima volta verso i quindici. “Che cazzo di nome del cazzo”, pensai. Lui era sicuro di sé e spaccava. Aveva un sacco di ragazze ma le picchiava. Ad una ruppe il naso. Sempre a lei, la perseguitava. Si faceva trovare di notte sotto casa sua e se lei non apriva rigava le automobili dei vicini con una chiave. Eravamo piccoli ma già guidava una macchina gigante, da spacciatore colombiano, bianca, del novanta. Era un personaggio ipnotico.

A quindici anni aveva già: subito un processo (forse due) guidato fatto paracadutismo avuto rapporti non protetti era andato in vacanza da solo aveva il cellulare. Il cellulare. Motorola, ricordo. Era il novantasei. Ce n’erano tre in Italia: uno apparteneva all’Avvocato Agnelli, uno al mio zio ricco e il terzo a lui. Chiamava anche se andava tutto sul conto in banca del padre.

Dipingevamo i treni di notte insieme. Quando andavo in giro con lui, ero molto preoccupato. L’avevo visto fare cose senza senso, tipo scippare una vecchia solo per ridere. Non so se era pazzo. Aveva i genitori separati. A dipingere faceva schifo. A dipingere ero molto più bravo io di molta altra gente che frequentavo. Però io spaccavo di meno perché avevo una coscienza. Quando sei piccolo ed hai una coscienza, i casi sono due: o hai perso l’innocenza troppo presto, o i tuoi hanno fatto un ottimo lavoro.

Io avevo paura. La paura mi ha salvato da un sacco di situazioni imbarazzanti.

Una volta non ho visto i miei amici perché avevo avuto paura a provare un trip. Loro erano tutti fusi in metro. Barcollavano e ridevano. Si c’era anche lui. Io mi ero fatto una birra e loro sembravano dei pazzi. Ad un certo punto (siamo su un autobus) salta fuori un martello e uno (non lui) sfascia il vetro posteriore. Un colpo secco al centro, e la vetrata va in frantumi. Ho avuto paura perché pensavo accusassero me. In realtà, poi, non è successo un cazzo.

Tanta gente quando ero piccolo andava in giro armata. Per un certo periodo l’ho fatto anche io, ma sempre avendo paura. Loro il cannone io il coltellino svizzero. Non ho mai amato le armi, per paura di sbagliare e fare male a qualcuno per errore. Loro avevano il controllo della testa e godevano della paura altrui. Quando l’ho capito, non avevo più paura perché avevo capito il giochino. Tu sei grande perché io ho paura. Se io non ho paura (o fingo di non averla) tu vuoi diventare mio amico, perché pensi che io sia forte e sicuro. Che cazzata.

Sembra di avere a che fare con le tipe. Le tipe ti dicono una cosa ma ne vuol dire sempre un’altra. Lui forse lo sapeva. Aveva ciulato a undici anni, un po’ prestino direi.

Poi è diventato gay. L’hanno beccato a schinottare uno dietro la Sma. Me lo immagino come quei gay laidi e lascivi. Storie di trans, roba del genere. Roba sporca.

Proprio lui.

Mi è caduto un mito.

PornoSbronze 2008-2011 © Riproduzione Riservata