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Racconti surreali dalla Milano bene.

Io mi fidavo di Internet

Mi sento molto solo così sto su questa nuova cosa del computer che si chiama Internet e che ti fa vedere i siti e che riesci a scaricare le canzoni dei tuoi artisti preferiti da un posto tipo un grande archivio dove ci sono un sacco di cd e altre cose.

Io mi connetto perché connettermi mi fa sentire reale.

Fuori mi pigliano tutti in giro perché sono alto quattro metri e non ho il televisore in cucina.

Mi chiamo Elio ho sedici anni sono nato in settembre. Abito a Niguarda. Oggi il tempo in città è stato sereno poco nuvoloso e a scuola ho preso sette in geografia. Ho fatto una ricerca sulla Svezia.

Mia mamma mi ha comprato il computer Pentium II perché siamo nel duemila e nel duemila le ricerche si fanno col computer. Se non ce l’hai ti bocciano sicuro, le ho detto. Così me l’ha comprato e io posso andare su Internet e fare una chattata con chi mi pare o ordinare una pizza a New York.

Ragazzi siamo nel futuro.

Esco poco già di mio. Mi fanno sempre stare in porta e sono sempre l’ultima scelta quando fanno le squadre a pallone. Gli altri sono due metri e mezzo più bassi di me ma mi prendono in giro sempre. Sono in tanti. Io non mi arrabbio con loro perché sono bassi ma loro con me sì.

Allora uno si chiude in casa e va su Internet, dico io.

Se non altro la Rete è una cosa che mi fa sentire importante almeno per qualcuno. Su Internet non sanno chi sono non sanno che sono alto quattro metri e già praticamente calvo a sedici anni. Non sanno che mangio solo mandarini che si sbucciano facile. Ogni tanto il purè.

Solo la maestra di sostegno mi capiva, quella delle medie. Una volta mi ha fatto toccare le tette e io ho goduto mi sono sentito adulto insomma grande quelle cose lì. Poi però non l’ho più vista per un po’ a scuola chissà dov’è finita quella vecchia baldracca a cui manca uno o due venerdì. Quella mi ha detto chissà che pisello grande che hai tu che sei alto quattro metri e io le ho detto vuoi vederlo e lei ha detto che era enorme era davvero mostruoso. Io mi sono messo a piangere e l’hanno licenziata. Io non sono un mostro e lei mi capiva e mi ha deluso.

Ho scaricato questo programma che ti fa avere le canzoni gratis basta che le cerchi. Io ho cercato Madonna e mi è uscito come risultato una cover di un pezzo di Sting. Scaricare significa portare sul tuo computer qualcosa che non esiste veramente. Per farla esistere devi metterla su un cd altrimenti la ascolti sul computer. Io ho preso un masterizzatore e ci metto quello che scarico, lo metto sui cd vergini. Con questo aggeggio copio anche i giochi della Play dal mio compagno di banco ricco: calcio, macchinine, mountain-bike.

Vado che è ora di cena e mia mamma mi sta chiamando da mezzora, però dopo torno.

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Eccomi qua sono sempre io ho mangiato sei mandarini e sono sazio. Finalmente posso connettermi a Internet e sento il mio modem (ho letto su un libro che vuol dire modulatore-demodulatore ma non ne sono certo) che fa:

“duuuuuuuuuu-da-da-dàradà”

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“Da-da-dàradà”

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“Chrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr”

È viola con le lucine rosse che lampeggiano.

Sono connesso e cerco il mio nome su un motore di ricerca che si chiama Altavista ed è giallo. Un motore di ricerca è una sentinella che sa tutto quello che c’è su Internet e te lo dice. Basta chiederglielo. Trova anche le foto e i video di Pamela Anderson con Tommy Lee che guida il suv con l’uccello. Ho un po’ di siti preferiti che visito sempre ma non ve li dico mi vergogno.

Esce il mio nome in una dozzina di risultati e uno di questi è un sito di medicina penso di una clinica francese. Sbarro gli occhi perché ci sono anche due foto mie da piccolo e in questa foto sono nudo.

Non posso credere a quello che sto vedendo è allucinante.

Angosciato e avvilito controllo anche gli altri risultati della ricerca e trovo sempre mie foto di me da piccolo con scritto “mostro” sempre. Sotto ci sono i commenti degli altri che hanno Internet che scrivono che ridere che schifo guardate che mostro lui è un mostro lui fa schifo e ridono.

Io mi fidavo di Internet.

Sento addosso una sensazione di malessere, la luce della camera si è fatta fioca e il tempo sembra rallentare secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora. Resto paralizzato di fronte al monitor fino a che la tristezza non lascia aria all’anima. Grigio vado a dormire, pensando che domani sarà un giorno qualunque di un mostro qualunque.

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